I dipendenti dei Call Center non posseggono i requisiti per accedere all’indennità del trattamento straordinario di Cassa Integrazione Guadagni, per questo motivo hanno diritto ad una misura di sostegno al reddito, disposta per il 2016. Parliamo di un’indennità particolare simile alla Cassa Integrazione guadagni, prevista per i dipendenti del Call Center.
Il Decreto Legislativo n. 148 del 14 settembre 2015, che ha previsto disposizioni per il riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali, ha previsto che, con decreto del Ministro del lavoro, in comune accordo con il Ministro delle finanze, venisse disciplinata la concessione di misure per il sostegno al reddito, in deroga a quanto previsto dalla normativa vigente, per i lavoratori dipendenti dei Call Center, nel limite massimo di euro 5.286.187 per l’anno 2015 e di euro 5.510.658 per l’anno 2016.
Con Decreto Ministeriale n. 22763 del 2015 e successiva circolare applicativa n. 31 sempre del 2015, sono state introdotte delle misure specifiche di sostegno al reddito in favore del lavoratori del Call Center.
Questa indennità può essere richiesta quando la sospensione o la riduzione dell’attività lavorativa sia determinata da una crisi aziendale, ad esclusione, a decorrere del 1° gennaio 2016, dei casi di cessazione dell’attività produttiva dell’azienda o di un ramo di essa.
Il programma di crisi aziendale deve contenere un piano di risanamento per far fronte agli squilibri di natura produttiva, finanziaria, gestionale o che derivino da condizionamenti esterni. Il piano deve indicare gli interventi correttivi da affrontare e gli obbiettivi concretamente raggiungibili finalizzati alla continuazione dell’attività aziendale e alla salvaguardia occupazionale.
La misura a sostegno del reddito per i dipendenti dei Call Center è disposta dal Ministero del lavoro, sulla base di specifici accordi siglati in ambito ministeriale e per periodi non superiori a 12 mesi.
I requisiti richiesti per i dipendenti dei Call Center per accedere alla misura di sostegno al reddito sono i seguenti:
- non devono rientrare nel campo di applicazione del trattamento straordinario di integrazione salariale (CIGS);
- devono far parte di un organico superiore alle 50 unità nel semestre precedente alla presentazione della domanda, con unità produttive site in diverse Regioni o Province autonome;
- le aziende Call Center devono aver attuato, entro la scadenza prevista, del 31 dicembre 2013, le misure di stabilizzazione dei collaboratori a progetto e che risultino ancora in forza alla data di pubblicazione del decreto interministeriale attuativo delle misure di sostegno al reddito.
Ma chi sono i dipendenti dei Call Center?
Parliamo di lavoratori che lavorano continuamente, 8 ore al giorno, 6 giorni su 7 con contratti che vengono fatti passare per collaborazioni occasionale pagate in voucher, periodi di prova non retribuiti e corsi di formazione obbligatori.
Giornate che vengono trascorse al telefono a procacciare clienti per conto di una società che, se non riesci a concludere l’affare, non verserà l’ombra di un euro.
Fra contratti ai limiti dell’illecito, trucchetti per pagare di meno i dipendenti, lavoro nero, stipendi bassissimi e pressioni psicologiche il mondo dei Call Center detiene il primato delle non regole.
Sicuramente non tutti fanno parte della stessa barca, esistono anche aziende che garantiscono contratti e stipendi dignitosi, ma, forse, parliamo di eccezioni.
La Cgil ci dice che su ottantamila lavoratori italiani impiegati nei Call Center ad oggi si sono già contati quasi diecimila licenziamenti mentre altre dodicimila persone rischierebbero il posto di lavoro entro il primo semestre del 2016.
I dipendenti dei Cal Center sono stati ribattezzati i “braccianti del terzo millennio”, infatti, la retribuzione media di un operatore di call center per un part time da 20 ore settimanali è di circa 500/600 euro al mese; un impiegato Call Center che lavora 35 ore a settimana percepisce uno stipendio che oscilla tra i 700 e i 900 euro al mese; invece che lavora full time con circa 10 anni di servizio non supera mai i 1.200 euro al mese.
C’è da aggiungere che quasi tutti i rapporti lavorativi vengono stipulati al di fuori del contratto collettivo di telecomunicazione.
Prima di iniziare a percepire un fisso mensile, gli operatori dei Call Center devono superare un periodo di prova non retribuito, viene data loro la speranza che, in seguito potranno ottenere una provvigione per ogni contratto sottoscritto dai clienti.
Ma la realtà che stiamo vivendo ci mostra quanto sia difficile riuscire a concludere un contratto, per questo motivo le provvigioni degli operatori sono sempre più lontane e, inoltre, i malcapitati devono subire pressioni piscologiche per il mancato raggiungimento dell’obiettivo e minacce di licenziamento.
Una delle proposte più diffuse, da parte delle società di call center, è quella di pagare con i voucher, i buoni usati per retribuire prestazioni lavorative occasionali. Ma per i Call Center questo non potrebbe essere possibile perché parliamo di un impiego continuativo con orari full e sei giorni su sette. La giustificazione è che bisogna testare l’operatore prima di un eventuale (o remota) assunzione, dilagando sempre più nel precariato.
Un altro problema importante è quello delle delocalizzazioni e degli appalti e subappalti al ribasso, scegliendo in base al prezzo più economico e trasferendosi in Paesi con costi di lavoro bassissimi e privi di garanzie per il trattamento dei dati.
Alla luce di quanto descritto le misure a sostegno del reddito potranno essere usufruite solo dai pochi dipendenti dei Call Center che offrono contratti adeguati e garantiscono stipendi quanto meno dignitosi che a volte si trovano a dover superare periodi di crisi e che nel frattempo cercano soluzioni per la ripresa dell’attività.
Ma allora, prima di adottare misure valide solo per poche situazioni, non sarebbe meglio cercare di controllare, di migliorare o di intraprendere iniziative atte ad evitare il lavoro schiavizzato e precario dei lavoratori di tutti i Call Center?
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