I colloqui di lavoro ci mettono ansia e il risultato ci manda nel panico perché è imprevedibile, misterioso e sicuramente non ci sono tattiche da seguire che ci faranno essere vincenti a prescindere ma a volte sembra che ce la mettiamo tutta per deteriorare la nostra situazione che appare già precaria.
Sono fondamentali quegli elementi, banali e di poca importanza per noi, ma che danno l’avvio alle prime impressioni, come l’abbigliamento, il modo di stringere la mano o la puntualità. È sempre bene fare delle ricerche sull’impresa dove stiamo andando a proporre la nostra candidatura e prepararci una serie di domande da porre al nostro ipotetico datore di lavoro per mostrarci interessati, il più possibile, alla posizione vacante.
Proponiamo, di seguito, un vademecum di errori da evitare per un buon colloquio di lavoro, e come dice il proverbio “chi ben comincia è a metà dell’opera”!
In via generale, nei colloqui di lavoro, il titolare espone tutte le caratteristiche, comprese quelle economiche, della posizione di cui si sta richiedendo candidature, ma spesso questo non accade.
Comunque non è opportuno chiedere l’ammontare dello stipendio della posizione richiesta, perché potrebbe passare il messaggio di un nostro attaccamento ai soldi, cerchiamo di moderare le parole da utilizzare e se non ci viene esposto l’eventuale stipendio, rimandiamo ad un secondo momento la domanda da poter declinare in caso di mancata convenienza.
Per evitare spiacevoli imbarazzi è sempre bene avere il cellulare in modalità silenziosa o spento, perché anche avere la vibrazione potrebbe indurci nella tentazione di rispondere o comunque distrarci dal colloquio.
La puntualità o, perché no, l’arrivare con un po’ di anticipo è sempre una carta vincente. Il ritardo potrebbe indurre l’ipotetico datore di lavoro a pensare di non potersi fidare totalmente di noi. Perciò cari ritardatari, mano alle sveglie e ai promemoria ed eliminiamo tutte le abitudini che ci inducono in ritardo.
Non esageriamo con l’anticipo, però, potrebbe farci sembrare ansiosi (e potremmo esserlo davvero, ma in questo caso meglio celarlo), deboli e comunque potremmo non essere graditi in largo anticipo per fatti legati all’organizzazione aziendale. Perciò: precisi sì, ma non troppo!
Avere un odore sgradevole per cattiva igiene o aver esagerato con il profumo o altri cosmetici non ci farà avere una buona impressione, anzi farà scappare la persona che ci troveremo davanti per il colloquio che in una manciata di minuti ci liquiderà per allontanarci.
Anche se vogliamo “quel posto di lavoro” a tutti i costi, ricordiamoci che mentire non è una cosa saggia da fare. Non mettiamo in evidenza delle capacità o attitudini che non abbiamo, in una eventuale assunzione le capacità vantate potrebbero essere testate, quindi meglio un’amara verità che una dolce figuraccia!
L’abbigliamento è la prima cosa che mostriamo di noi in un primo incontro, quindi è bene non essere eccessivi o troppo minimali: vietati i tacchi vertiginosi, gonne troppo corte, scollature provocanti, abiti sporchi o stropicciati o peggio strappati e indossare occhiali da sole durante il colloquio.
È sempre bene fare delle ricerche sulla azienda nel quale ci recheremo per il colloquio e memorizzarne tutte le caratteristiche e la sua storia, dimostrando al nostro interlocutore di conoscere le priorità dell’azienda.
Una buona comunicazione tra candidato e intervistatore presuppone fare domande pertinenti, sapere illustrare adeguatamente il proprio background professionale e i propri punti di forza e instaurare un’intesa, sia a livello verbale che gestuale e parliamo di sguardo, posizione delle mani e postura. Esitare troppo mentre parliamo o usare in linguaggio inopportuno e grammaticalmente scorretto ci identificherebbe come un candidato come inadatto, impreparato e poco incisivo.
Evitiamo attacchi logorroici o di girare troppo attorno ad un argomento senza dare una risposta precisa al nostro intervistatore. Cerchiamo di sintonizzarci il più possibile con il canale comunicativo utilizzato dall’interlocutore, valutiamo attentamente se sia meglio aspettare a parlare solo quando ci viene posta quella determinata domanda oppure illustrare le proprie capacità e il proprio percorso professionale qualora si avverta la sensazione che l’interlocutore stia aspettando proprio questo.
Cerchiamo di avere un sano e moderato entusiasmo mostrando di avere interesse per quella posizione.
È vero che non bisogna mentire nel proprio curriculum vitae, ma anche una scarsa presenza di qualità risulterebbe controproducente, meglio dunque informarsi in anticipo sulle caratteristiche di quella determinata società e sulla posizione che si andrebbe a ricoprire, valutando attentamente se si possiedono le qualità e le capacità minime per proporsi con successo e sperare di ottenere il posto.
Evitare, sempre di interrompere una persona mentre parla è comunque una buona norma di educazione.
Per i giovani alle prime esperienze, per evitare di sembrare insicuri o peggio immaturi, evitiamo di farci accompagnare dalla mamma o dal papà o da entrambi nella fase delicata del colloquio di lavoro.
Gli occhi sono, sicuramente la parte più comunicativa del corpo, anche se caratterialmente siamo delle persone timide riuscire a tenere lo sguardo fisso sul nostro interlocutore durante il colloquio di lavoro può essere un punto a nostro favore.
La nostra vita frenetica, invasa da problemi e pensieri più o meno gravi deve restare al di fuori della sede in cui stiamo sostenendo il nostro colloquio di lavoro. Cerchiamo di non mostrarci frustrati o depressi, vestiamoci del nostro sorriso più bello e della convinzione che questa sia la volta buona che il posto sarà nostro.
Quando ci vengono chieste le nostre esperienze lavorative in altri luoghi di lavoro, con altri datori di lavoro e con altri colleghi evitiamo di parlarne male, calunniare e dire che proprio non sopportavamo il nostro ex datore di lavoro o che magari ci sentivamo perseguitati.
Il curriculum vitae è un importante biglietto da visita e va preparato con cura. Un curriculum ordinato, incisivo e completo di foto può certamente fare la differenza, esso è un pezzo di carta che rimane nelle mani all’intervistatore anche dopo la fine del colloquio e come tale potrebbe contribuire alla valutazione finale.
Se il colloquio va male, non disperiamo, armiamoci di pazienza e convinciamoci che il prossimo sarà, sicuramente quello giusto per noi.
In bocca al lupo a tutti!
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