Nella Legge di stabilità del 2017 sarà previsto un taglio delle tasse che riguarderà le imprese e il lavoro, saranno, compreso il taglio dell’IRES, invece, saranno escluse le famiglie ed è fissato per il 2018 l’appuntamento per la riduzione dell’IRPEF e quindi cadono le speranze di anticipo di un anno.
Ma come abbassare l’onere dell’Imposta sui Redditi delle Persone Fisiche?
Si profilano due ipotesi: il taglio di circa un punto delle due aliquote intermedie, cioè quelle che attualmente sono al 27% e 38% e una revisione del sistema delle aliquote, che potrebbero essere ridotte a tre dalle cinque attuali nel seguente modo:
- IRPEF al 23% sotto i 15mila euro;
- IRPEF al al 27% da 15mila a 75mila euro;
- IRPEF al 43% sui redditi più alti.
Non si profila l’idea, spesso avanzata, di una imposta uguale per tutti.
Avremo, quindi un nuovo sistema con una riduzione di aliquote con una specie di aliquota unica per il ceto medio, che prevede un prelievo al 27% per chi guadagna dai quindici mila ai settantacinque mila euro all’anno, questo vuol dire che un contribuente con un reddito di quaranta mila euro avrebbe una riduzione dell’imposta di 1.320 euro, chi ne guadagna cinquanta mila risparmia 2.430 euro di tasse e chi ne guadagna sessantamila euro di reddito risparmierebbe, fiscalmente, 3.500 euro.
Questo taglio IRPEF costerà, circa, tra i nove ai 12 miliardi, in linea con le risorse stanziate per l’aumento di 80 euro in busta paga e quindi una discesa della pressione fiscale.
Nel 2017 l’IRPEF verrà calcolato ancora in base ai cinque scaglioni attualmente previsti a ciascuno dei quali corrisponde un’aliquota.
- Scaglione 1: da 0 a 15.000 euro di reddito percepito nell’anno, aliquota del 23% (tassazione massima pari a 3.450 euro);
- Scaglione 2: da 15.001 a 28.000 euro di reddito, aliquota del 27% (tassazione massima pari a 6.090 euro);
- Scaglione 3: da 28.001 a 55.000 euro di reddito, aliquota del 38% (tassazione massima pari a 17.220 euro);
- Scaglione 4: da 55.001 a 75.000 euro di reddito, aliquota del 41% (tassazione massima pari a 25.420 euro);
- Scaglione 5: da 75.0001 euro in su, aliquota del 43%.
Ricordiamo che la maggiore aliquota si paga esclusivamente sulla somma che supera ogni scaglione.
Nel caso delle partite IVA, per il 2017, gli imprenditori avranno vita più semplice, in quanto non avranno più l’obbligo di inviare le informazioni ai fini Iva all’Agenzie delle Entrate se scelgono di utilizzare la fatturazione elettronica, con altri esoneri fiscali per determinate comunicazioni e rimborsi Iva. Per il lavoratori che hanno la gestione separata INPS c’è l’ipotesi di abbassare l’aliquota dal 27% al 25%, congelando gli aumenti previsti; i lavoratori a progetto passeranno alla gestione ordinaria INPS, con diritti uguali a quelli dei normali lavoratori con partita IVA e con la possibilità di accedere all’indennità di disoccupazione NASPI se dovessero perdere il loro lavoro. Altra novità per il 2017 è l’introduzione del regime di cassa che prevede che le tasse saranno pagate non su quanto fatturato, ma su quanto percepito. Attendiamo la prossima legge di Bilancio e vedremo se saranno confermate tutte le modifiche descritte.
Secondo uno studio effettuato, il prelievo IRPEF, tenendo in considerazione anche gli effetti delle detrazioni, si articola in quattro aliquote:
- 0% area esenzione, di fatto ottomila euro l’anno per i dipendenti;
- 27,5% fino a quindicimila euro;
- 31,5% fino a ventottomila euro;
- 42 – 43% oltre soli ventottomila euro.
La proposta della Nuova Economia Nuova Società prevede 8 scaglioni da 0 al 48% sopra i 200mila euro. Con detrazioni fisse: 1000 euro per il lavoro dipendente, di cui 800 per i pensionati, 200 euro per il lavoro autonomo. Questo vuol dire una rimodulazione a vantaggio dei redditi medio – bassi, e quindi una coppia monoreddito dipendente avrebbe quasi 700 euro in più da spendere a proprio piacimento.
Abbiamo detto più volte nel presente articolo che la modifica principale che si vorrebbe attuare nel regime dell’ IRPEF è una riduzione degli scaglioni con una diversa distribuzione di percentuali di carico fiscale.
Secondo il regime attualmente in uso i soggetti che dichiarano un reddito che va da zero a quindicimila euro sono tenuti al pagamento di un’aliquota del 23% che corrisponde, nel caso di massimo reddito, ad una tassazione di 3.450 euro. In questa categoria rientrano tutti quei lavoratori che guadagnano non più di 1.250 euro al mese.
La seconda fascia IRPEF comprende tutti i redditi tra 15.001 euro e 28.000 euro e in questo caso l’aliquota prevista è del 27%, con una tassazione, nel caso di reddito più alto, di 6.960 euro. In questa categoria rientrano tutti quei lavoratori che guadagnano non più di 2.335 euro al mese.
La terza fascia IRPEF è quella che comprende tutti i redditi tra 28.001 euro e 55.000 euro, con un’aliquota IRPEF fissata al 38% sulla soglia eccedente la seconda, cioè si applica il 38% solo per la quota di reddito che supera i 28mila euro, ai quali si applica l’aliquota precedente del 27%. In questo caso, la quota di tasse massima pagata sarà pari a 17.220 euro in caso di reddito più alto, facendo rientrare in questa categoria i contribuenti che hanno un reddito mensile non superiore ai 4.583 euro.
La quarta fascia di IRPEF riguarda tutti i redditi tra 55.001 euro e 75.000 euro, e che presentano un reddito mensile non superiore a 6.250 euro. Per tali contribuenti, l’aliquota IRPEF sulla quota eccedente il precedente scaglione è del 41% e di conseguenza l’onere fiscale più alto sarà pari a 25.420 euro.
La quinta fascia di IRPEF riguarda tutti i redditi oltre i 75.000 euro, questo vuol dire che l’aliquota IRPEF è pari invece al 43% sulla quota eccedente. I contribuenti più benestanti, quindi che percepiscono un reddito annuo superiore ai 75 mila euro, cioè oltre i 6.250 euro mensili, dovranno versare 25.420 euro, più il 43% sul reddito eccedente.
Questo è quanto accade nell’odierno per scoprire come cambierà lo scenario dovremo attendere il 2018.
Scusate ma non capisco. Dall’articolo si evince che uno che percepiva 15000 euro lordi attualmente paga un aliquota del 23%, mentre con la riforma pagherebbe il 27,5%, mentre uno che ne quadagnava 28000 lordi, sulla somma eccedente i 15000 prima pagave il 27% mentre ora pagherebbe il 31,5%. Mi sembra un aumento secco del 4,5% su tutto! Forse non ho capito bene.
Salve,
le “ipotesi” di una riduzione degli scaglioni IRPEF per l’anno 2018 prevedono che gli attuali 5 scaglioni Irpef diventerebbero 3, con una notevole riduzione della tassazione a carico di imprese e cittadini, in quanto per i redditi fino ad 8.000 euro sarebbe prevista un’aliquota Irpef dello 0%. Questo vuol dire che i redditi minimi non saranno soggetti all’imposta sui redditi delle persone fisiche.
È chiaro che la riforma degli scaglioni IRPEF, se dovesse andare a buon fine, avvantaggerà notevolmente i redditi minimi, con l’esenzione d’imposta. Ma la situazione è ben diversa, invece, per quelli rientranti nel primo scaglione, cioè i contribuenti con redditi compresi tra gli 8 mila euro e i 15 mila euro, per i quali l’aumento sarebbe di ben 4,5 punti percentuali e ci rimetterebbero anche i redditi compresi tra i 28.000 e i 75.000 euro, che vedranno applicarsi l’aliquota massima di IRPEF prevista dalla riforma. La conseguenza è che i redditi definiti di media entità verranno accorpati ai redditi più alti. Cordiali saluti