Il Mobbing è una forma di terrore psicologico che si subisce sul posto di lavoro, viene esercitato con comportamenti aggressivi e vessatori ripetuti, da parte di colleghi o superiori. La vittima di queste persecuzioni viene emarginata, calunniata, criticata, gli vengono affidati compiti dequalificanti, viene spostata da un ufficio all’altro o viene messa in ridicolo di fronte a clienti o superiori.
Lo scopo di questi comportamenti è vario: indurre la vittima alle dimissioni volontarie o provocargli un licenziamento motivato.
Sicuramente a tutti è capitato di avere conflitti all’interno della vita lavorativa, ma questo non fa di noi delle vittime di mobbing. Una giornata storta, un problema personale o di salute ci fanno essere irritanti ma si ricollegano a situazioni momentanee che ci fanno subire o assoggettare chi ci sta intorno al lavoro di situazioni sgradevoli e umilianti. Se queste situazioni, però, diventano un’abitudine e durature nel tempo allora stiamo parlando di mobbing.
Il Mobbing è un insieme di azioni ripetute nel corso di un lungo periodo di tempo, compiute da uno o più “mobber” per danneggiare qualcuno (mobbizzato), quasi sempre in modo sistematico e con uno scopo preciso. Il mobbizzato viene aggredito intenzionalmente da aggressori che mettono in atto strategie comportamentali per distruggere la sua psicologia, sociale e professionale, tanto da indurlo ad essere emarginato e disperato.
Il Mobbing può avere effetti devastanti sulla persona colpita che viene danneggiata psicologicamente e fisicamente, portandola ad una riduzione della sua capacità lavorativa e della fiducia in se stessa. Il mobbizzato soffre di sintomi psicosomatici, depressione, ansia e si sente sempre sotto pressione, nei casi gravi il mobbing può condurre al suicidio. Il mobbing è stato dichiarato reato punibile penalmente ed i suoi effetti sono ritenuti malattia professionale, in quanto può portare ad un danno psichico o psicofisico permanente che consente di poter effettuare una richiesta di risarcimento per invalidità professionale.
Il mobbing può provocare anche un calo di produttività all’interno dell’impresa in cui ha luogo; chi fa mobbing o lo subisce fa registrare un forte calo di rendimento professionale e la vittima si assenta spesso per visite o periodi di malattia. Tutto questo ha un costo che si ripercuote sull’intera società: una vittima di mobbing è di solito pre-pensionata o invalidata dal lavoro, e secondo alcuni studi effettuati, un lavoratore costretto alla pensione a soli 40 anni costa molto di più di un pensionato all’età prevista.
Questo fenomeno può essere devastante e le possibilità di difesa sono complicate e difficili; la legislazione è ancora scarsa e ambigua al riguardo. Esistono già ricorsi in giudizio per invalidità da vessazioni e persecuzioni sul lavoro che rientrano nella casistica del Mobbing ed alcune sentenze di risarcimento sono già state pronunciate, ma la strada per arrivare alla dichiarazione del Mobbing come malattia professionale risarcibile e come pratica criminale punibile penalmente è ancora lunga da percorrere.
La vittima del mobbing quasi sempre si trova in una posizione inferiore di status e gradatamente perde la sua posizione iniziale, cioè: la sua influenza, il rispetto degli altri verso di lui, il suo potere decisionale, la salute, la fiducia in se stesso, gli amici, l’entusiasmo nel lavoro, la sua dignità.
Gli attori protagonisti di questo fenomeno sono uno o più aggressori e la vittima, o mobbizzato. In un ufficio, o in un luogo di lavoro, tuttavia, solo raramente questi due personaggi si trovano da soli l’uno contro l’altro. Nella stragrande maggioranza dei casi attorno a loro ruota un numero variabile di persone i cosiddetti spettatori, che ne sono di conseguenza coinvolti, facendo da sfondo oppure schierarsi per una delle due parti.
La particolarità della vittima è l’isolamento, essa si sente persa in un vicolo cieco non sapendo nemmeno come ci è arrivata.
È difficile stabilire le caratteristiche dei mobbizzati, chiunque potrebbe esserlo, non esiste una categoria più tendente ad essere vittima di mobbing. Nella fase iniziale, la vittima cerca di difendersi, suo malgrado, dando al mobber nuovi spunti di attacco per continuare nel suo intento.
Il mobber può avere svariati motivi per intraprendere il Mobbing: paura di perdere il lavoro o la posizione duramente guadagnata o di essere surclassato ingiustamente da qualcun altro più giovane o più qualificato, o semplicemente più simpatico; ansia di carriera che porta a frantumare qualsiasi ostacolo, vero o presunto, gli si presenti davanti; semplice antipatia o intolleranza verso qualcuno con cui è costretto a convivere otto ore al giorno. Il mobber tortura la sua vittima perchè la ritiene colpevole della sua distruzione o la usa come valvola di sfogo dei suoi umori. Esso può agire da solo o in compagnia.
Gli spettatori sono tutte quelle persone che non sono coinvolti direttamente nel Mobbing, ma che in qualche modo vi partecipano, lo percepiscono, lo vivono di riflesso. La loro funzione ha un’importanza fondamentale per lo sviluppo dello stesso.
Se uno spettatore non agisce, molto spesso si può tramutare in un altro temibile aggressore, in altre parole, un collega che assiste al mobbing e non lo denuncia o cerca di interromperlo in qualche modo può diventare lui stesso un mobber di riflesso, egli infatti favorisce il mobbing con la sua indifferenza e la sua non disponibilità ad intervenire.
Uno psicologo operante nell’ ambito della Psicologia del Lavoro e della Psicologia giuridica, CTU del Tribunale, Presidente di PRIMA, l’Associazione italiana contro mobbing e stress psico-sociale, Harald Ege, partendo dagli studi tedeschi e svedesi, nonché dal modello a 4 fasi di Leymann, ha elaborato il seguente modello a 6 fasi che spiega l’evolversi del mobbing:
- Condizione Zero: la pre-fase in cui non c’è una vittima, ma una situazione generale di conflittualità, In questa fase non emerge la volontà di aggredire, distruggere o assalire la vittima, c’è solo quella di elevarsi sugli altri;
- Fase 1: conflitto mirato. Nella prima fase viene scelta la vittima e la conflittualità si muove su un filo tra sfera lavorativa e sfera privata;
- Fase 2: l’inizio del mobbing. Inizia nella vittima un senso di disagio e fastidio, che non sfocia ancora in malattie di tipo psico-somatico;
- Fase 3: primi sintomi psico-somatici. Questi primi sintomi sono relativi a un senso di insicurezza, problemi digestivi o insonnia;
- Fase 4: errori ed abusi dell’amministrazione del personale. Il caso di mobbing diventa pubblico e iniziano le assenze per malattia della vittima;
- Fase 5: serio aggravamento della salute psico fisica della vittima. Inizia la fase di depressione a cui si risponde con terapie palliative;
- Fase 6: esclusione dal mondo del lavoro. La vittima esce dal mondo del lavoro: dimissioni volontarie, licenziamento, pre-pensionamento. Nei casi più gravi le vittime possono compiere atti estremi come il suicidio o la vendetta sul mobber.
Il mobbing, come abbiamo detto può avere effetti devastanti non solo per la vittima ma anche per l’azienda e per la società.
Per la vittima il mobbing significa problemi di salute, legati alla tensione nervosa a cui è sottoposta continuamente, che spesso causa palpitazioni, tremori, difficoltà respiratorie, problemi di espressione, gastriti, disturbi digestivi, disturbi del sonno, disturbi alle funzioni intellettuali. Inoltre, può causare problemi finanziari, si pensi alle costose visite mediche specialistiche ed alle sedute psicoanalitiche, oltre alla scomparsa della regolare entrata mensile dello stipendio nei casi in cui il mobbing sfocia nella perdita del posto di lavoro.
Per l’azienda il mobbing ha effetti devastanti sul piano economico. Se in un’azienda ci fossero persone mobbizzate, dopo qualche mese ridurrebbero la loro prestazione lavorativa, accumulando settimane di malattia retribuite dalla azienda stessa. Bisogna aggiungere i costi dei sostituti durante le assenze delle vittime e la perdita di tempo lavorativo dei mobber, con conseguente perdita elevata in termini percentuali dell’azienda.
Inoltre, ci sono conseguenze sul piano sociale: se i dipendenti si dimostrano scontenti delle condizioni di lavoro a cui sono costretti e ne parlano al di fuori, l’immagine della ditta ne risente e e la concorrenza potrebbe approfittarne.
Anche sulla società si riverserebbero i danni del mobbing. Si pensi ad un mobbizzato costretto a fare assenze per malattia e l’INPS, ente statale, finanziato dalla comunità, eroga denaro all’azienda affinché questo dipendente sia regolarmente retribuito.
Se il Mobbing porta una sua vittima a invalidità professionale permanente, essa potrebbe essere costretta al pre-pensionamento in età ancora relativamente giovane. Anche in questo caso i costi per la società sono enormi, non solo perché riceverà la pensione con 10-20 anni di anticipo rispetto alla normale età pensionabile, ma pensiamo anche ai contributi sullo stipendio che non verserà più e alla perdita sociale della risorsa umana relativa alla sua attività lavorativa che non svolgerà più.
Le vittime di mobbing devono farsi forza e trovare il coraggio di chiedere aiuto alle associazioni specifiche, i sindacati, i medici. Possono fare ricorso alle vie legali, presentando una documentazione come prova, e facendo richiesta di risarcimento del danno subito, nonostante in Italia non esista ancora una normativa specifica.
Commenta per primo "Cos’è il mobbing"