Partita IVA: come ottenerla

Partita IVA

Partita IVADal 1° gennaio 2016 sono state introdotte delle novità per tutti i soggetti che intendono aprire una partita IVA, sono mutate le regole per i regimi che prevedono la partita IVA agevolata.

La Legge di stabilità 2016 sancisce il passaggio dal regime dei minimi al regime forfettario; il regime dei minimi potrà comunque restare in vita fino alla naturale scadenza, cioè il quinquennio o comunque fino al 35° anno di età del contribuente.

Il regime forfettario voluto dalla Legge di Stabilità 2016 sarà l’unico regime agevolato per chi vorrà aprire una partita IVA.

Vediamo, di seguito, quali sono i requisiti per aprire la partita IVA con regime forfettario 2016:

  • non aver conseguito ricavi o compensi superiori ai limiti riportati nella tabella sottostante, diversi a seconda del codice Ateco (il codice Ateco è una combinazione alfanumerica che identifica la tipologia di attività economica) di riferimento;
REQUISITI ANNO 2015 ANNO 2016
Limite dei ricavi e compensi Da 15.000,00 euro a 40.000,00 euro a seconda dell’attività esercitata Da 25.000,00 euro a 50.000,00 euro a seconda
dell’attività esercitata
Spese per lavoro dipendente e assimilati Non superiori a 5.000,00 euro Non superiori a 5.000,00 euro
Beni strumentali Costo complessivo non superiore a 20.000,00 euro Costo complessivo non superiore a 20.000,00 euro
Reddito per lavoro dipendente e assimilati Il reddito da lavoro autonomo o d’impresa deve essere prevalente rispetto a quello da lavoro dipendente o assimilato. Redditi da lavoro dipendente (pensione) ed assimilato
non eccedenti 30.000,00 euro
  • non aver sostenuto spese per collaboratori superiori a 5.000 euro lordi;
  • non aver superato i 20.000 euro di costi lordi per ammortamento di beni strumentali.

Vengono esclusi dall’accesso alla partita IVA con il regime forfetario 2016 i contribuenti che si trovano nelle seguenti condizioni:

  • regimi speciali IVA o regime forfettari per la determinazione del reddito;
  • contribuenti non residenti, salvo che non si produca almeno il 75% del reddito in Italia e si assicuri un elevato scambio di informazioni;
  • contribuenti che come attività abituale effettuano cessioni di fabbricati, terreni edificabili, mezzi di trasporto nuovi.

Il regime forfettario ha un regime di tassazione con imposta sostitutiva da applicare al prodotto tra il fatturato realizzato e il coefficiente di redditività, che varia in funzione del codice attività con cui la partita IVA è stata aperta. I limiti di ricavi/fatturato e il coefficiente di redditività sono in relazione al tipo di attività svolta, che viene  inquadrato nel codice ATECO.

Di seguito l’elenco dei limiti di reddito, ricavi/fatturato e coefficiente di redditività divisi a seconda del settore economico di riferimento:

  • Industrie alimentari e delle bevande: coefficiente redditività è il 40% limite ricavi/fatturato 45.000 euro;
  • Commercio all’ingrosso e al dettaglio: limite ricavi/fatturato è 50.000 con coefficiente di redditività al 40%;
  • Commercio ambulante di prodotti alimentari e bevande: limite fatturato/ricavi 40.000 e coefficiente di redditività al 40%;
  • Commercio ambulante di altri prodotti: limite fatturato/ricavi 30.000 e coefficiente di redditività al 54%;
  • Costruzioni e attività immobiliari: limite fatturato/ricavi 25.000 e coefficiente di redditività all’ 86%;
  • Intermediari del commercio: limite fatturato/ricavi 25.000 e coefficiente di redditività al 62%;
  • Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione: limite fatturato/ricavi 50.000 e coefficiente di redditività al 40%;
  • Attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione, servizi finanziari ed assicurativi: limite fatturato/ricavi 30.000 euro e coefficiente di redditività al 78%;
  • Altre attività economiche: limite fatturato/ricavi 30.000 euro e coefficiente di redditività al 67%.

La Legge di Stabilità 2016 prevede un particolare regime di tassazione per la Partita IVA in regime forfettario 2016: aliquota dell’imposta sostitutiva al 5% per i primi 5 anni e dal sesto anno l’aliquota dell’imposta sostitutiva sale al 15%.

L’imposta sostitutiva è l’unica forma di imposizione fiscale sul reddito dei contribuenti nel regime forfettario e sostituisce l’IRPEF e l’IRAP e l’IVA non è dovuta.

Per quanto riguarda i contributi INPS nel regime forfettario, essi vanno calcolati sul reddito determinato a forfait su criteri fiscali.

Per le ditte individuali c’è una riduzione del 35% dei contributi minimi dovuti dagli iscritti alla gestione INPS artigiani e commercianti. Di conseguenza, i contribuenti che apriranno una partita IVA per lo svolgimento di un’attività di impresa dovranno versare un minimale ridotto del 35% più la quota proporzionale calcolata sul reddito determinato a forfait. Questo comporta un vantaggio in termini finanziari ma una penalizzazione in termini di accumulo del montante contributivo.

Per i lavoratori autonomi non iscritti ad alcun albo professionale e titolari di partita IVA iscritti alla Gestione Separata INPS l’aliquota contributiva si conferma al 27,72%.

Con la Legge di Stabilità 2016  dal 1° gennaio 2016 aumenta dal 23,50% al 24% l’aliquota contributiva dovuta dai titolari di partita IVA che percepiscono pensione o già assicurati presso altre forme di previdenza obbligatoria.

Facendo un sunto di quanto detto sopra, diremo che con la Legge di Stabilità 2016 l’ unico regime agevolato sarà il regime forfettario e chi intende aprire una partita IVA, dal 1° gennaio 2016 sarà soggetto ad un regime di tassazione pari al 5% per i primi 5 anni di attività e dal 6° anno ad aliquota del 15%.
I contribuenti che hanno già la partita IVA che auspicano il passaggio al regime forfettario provenendo dal regime dei minimi o dal regime ordinario versano da subito l’imposta sostitutiva al 15%.
Il tetto di ricavi, fatturato e reddito dipenderà dai parametri previsti rispetto al tipo di attività svolta ma non ci saranno più limiti temporali di riferimento.

Le due alternative per i possessori di partita IVA 2016 saranno:

  • regime ordinario: tassazione sui redditi, Irap, IVA e studi di settore;
  • regime agevolato: imposta sostitutiva da applicare al prodotto tra il coefficiente di redditività ed il fatturato prodotto, esenzione dalla tassazione Irpef, IRAP, IVA più le semplificazioni contabili e formali.

La domanda sorge, quasi, spontanea: era più conveniente il “vecchio” regime dei minimi o il nuovo regime agevolato forfettario?

Stabilirlo non è semplice. I contribuenti che hanno elevati costi da poter portare in deduzione dal reddito hanno paradossalmente più convenienza con il regime dei minimi.
Il rovescio della medaglia ci mostra, però, come sia stata saggia la decisione del Governo di alzare i limiti di ricavi/fatturato/reddito previsti in base al codice ATECO di riferimento, in quanto quelli originari erano troppo bassi. Quest’ultimo aspetto rende il regime forfettario più conveniente per i contribuenti che non hanno elevati costi da portare in deduzione dal proprio reddito.

Il regime ordinario è migliore quando si hanno spese da sostenere per pagare collaboratori o per acquistare beni o servizi importanti per il proprio business. Questo è l’unico regime che prevede la tassazione IRPEF.
I dati ci dicono, comunque, che il regime forfettario ha agevolato la nascita di nuove imprese: sono oltre 51 mila con un incremento del 18%, con una buona fetta delle quote rosa. Forse la paura di una pressione fiscale troppo gravosa non favoriva le iniziative imprenditoriali, che hanno ripreso a nascere grazie al regime forfettario.

Ma quanto costa aprire la partita IVA?

L’apertura della partita Iva non ha un costo, solo la consulenza che può essere richiesta dal commercialista. Le spese successive riguardano:

  • l’iscrizione alla Camera di Commercio, con il diritto camerale che si aggira intorno ai 60 euro annui e la pratica per l’iscrizione che costa circa 36 euro;
  • i contributi INPS;
  • tutte le altre spese che gravano annualmente in misura fissa come l’IRPEF che, a scaglioni, viene calcolato sul reddito (ricavi meno costi meno contributi INPS = imponibile IRPEF).

Ma facciamo una breve panoramica del regime ordinario che si differenzia da quello forfettario e dei minimi perché non presenta limiti di fatturato e vi accedono tutti coloro che non possono avere quello agevolato. A seconda dell’attività svolta, a livello previdenziale si può essere inquadrati come commercianti, artigiani o professionisti. Alla gestione separata accedono tutti i professionisti senza apposita cassa e potrebbe non essere dovuta la quota alla Camera di Commercio, mentre gli altri hanno, in genere, un’apposita cassa a cui versare i contributi per la pensione.

Per quanto riguarda la tassazione, essa viene impostata come segue:

  • Irpef al 23% che sale a scaglioni a seconda del reddito;
  • Irap, ove prevista, in base alla legge regionale;
  • contributi previdenziali INPS che variano a seconda della cassa dove si versa (da un minimo del 22,65% ad un massimo del 27,72%);
  • Addizionali comunali e regionali pari circa al 2%.

Nel regime ordinario, di solito, si possono scaricare molte più spese del regime dei minimi e del regime forfettario.

In base alle proprie esigenze e convenienza, ognuno sceglie il regime da adottare.

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