Voucher: come funzionano?

Voucher

VoucherI voucher o buoni di lavoro sono dei metodi di pagamento, erogati dall’INPS, per remunerare le prestazioni di lavoro accessorie, quelle non regolate con gli usuali contratti di lavoro, in altre parole, è un modo per rendere regolare situazioni che potrebbero sembrare lavoro nero. Gli utilizzatori voucher oscillano tra 1,9% e 2,7% della forza lavoro, per la maggior parte del settore turismo e commercio.

Nel 2015 sono stati venduti oltre due milioni e mezzo di voucher per pagare il lavoro accessorio, che consente di ricorrere a prestazioni lavorative brevi e retribuite a pacchetti di 10 euro lorde per ora lavorata.

In Italia, nel 2015, la crescita del ricorso ai buoni di lavoro è stata del 42,2%, ma questa crescita fa storcere il muso ai sindacati che fiutano in questo metodo di pagamento una forma nascosta di lavoro nero (pagare un paio d’ore di lavoro, usufruendone di otto da parte del lavoratore) e anche il governo non sembra essere tanto contento, tanto da varare una bozza di decreto, sollecitato anche dall’Istituto di previdenza (INPS) che li eroga, per dare ai voucher una tracciabilità.

Ma cosa ha pensato il governo per la tracciabilità dei voucher? Sessanta minuti prima dell’inizio della prestazione lavorativa, con un sms o tramite posta elettronica il committente dovrà comunicare alla sede territoriale dell’Ispettorato nazionale del lavoro i dati anagrafici del lavoratore, indicando anche il luogo e la durata del lavoro di tipo accessorio.

Anche gli imprenditori agricoli committenti hanno gli stessi obblighi di comunicazione ma con più elasticità, sessanta minuti prima dell’inizio della prestazione che può durare fino a sette giorni e nel caso si necessiti di un periodo oltre i 7 giorni bisogna effettuare un’altra comunicazione. Per il settore agricolo l’uso dei voucher è possibile solo per attività stagionali.

Nel caso non vengano rispettate le regole dettate insorgeranno sanzioni amministrative che vanno da 400,00 a 2.400,00 euro per ogni lavoratore per cui si è omessa la comunicazione.

Finora i committente imprenditori o professionisti che ricorrono al lavoro accessorio sono tenuti, prima dell’inizio dell’attività, a comunicare alla Direzione territoriale del lavoro competente, in via telematica, i dati anagrafici e il codice fiscale del lavoratore, indicando anche il luogo dell’attività con riferimento ad un arco temporale non superiore ai trenta giorni successivi.

Parliamo di un tempo troppo lungo che permette di ricorrere ad abusi denuncianti dal sindacato.

L’idea della Legge Biagi del 2003 prevedeva che i voucher si utilizzassero per i piccoli lavori domestici e di assistenza alle persone, quindi per un mero lavoro occasionale.

Affinché le correzioni al decreto entrino in vigore bisogna aspettare la pubblicazione nella  Gazzetta Ufficiale.

Ma analizziamo meglio come funzionano i voucher e a chi conviene utilizzarli.

L’importo nominale dei voucher, che sono numerati progressivamente e datati, è di dieci euro ogni singolo voucher e comprende la contribuzione a favore della Gestione separata INPS pari a 1,30  euro e la contribuzione a favore in favore dell’INAIL pari a 0,70 euro e in più una quota per la gestione del servizio pari a 0,50 euro arrivando ad un compenso netto per il lavoratore di 7,50 euro.

La tipologia di attività per la quale si è acquistati il maggior numero di buoni del lavoro è il commercio seguita dai servizi e dal turismo. Il crescente aumento della diffusione dei voucher, oltre all’estensione degli ambiti di utilizzo del lavoro accessorio, è stato favorito anche dall’ampliamento delle modalità di acquisto dei voucher stessi. All’inizio i voucher si reperivano solo nelle sedi INPS o telematicamente. In seguito è aumentato il numero dei luoghi in cui poter reperire i buoni lavoro, prima mediante le convenzioni con l’associazione dei tabaccai (FIT) e con le Banche Popolari, poi con la possibilità di comprare i voucher presso tutti gli uffici postali.

Le nuove regole introdotte dal Jobs Act distinguono due modi di acquisto e determinazione dell’importo dei voucher. I committenti imprenditori o liberi professionisti possono acquistare i voucher telematicamente attraverso il sito o il Contac center dell’INPS, previa registrazione del committente e del lavoratore. Per tutti gli altri soggetti la reperibilità dei buoni lavoro può avvenire telematicamente tramite attraverso il sito o il Contac center dell’INPS, previa registrazione del committente e del lavoratore, presso i tabaccai e presso gli sportelli bancari o postali.

L’utilizzo dei voucher è permesso per prestazioni lavorative che, per la loro totalità dei committenti, non generano compensi superiori a settemila euro (lordo 9.333 euro) nell’anno solare (dal 1° gennaio al 31 dicembre), che vengono ogni anno rivalutati in relazione alla variazione dell’indice Istat dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati.

Esiste però un limite di duemila euro annue per le prestazioni lavorative operate nei confronti del singolo datore di lavoro, imprenditore o professionista.

E come in ogni settore ci sono delle eccezioni anche nel mondo dei voucher ce ne sono.

Anche nel lavoro agricolo è possibile ricorrere al lavoro di tipo accessorio, fino al limite di settemila euro, solo se l’attività lavorativa viene svolta da pensionati o giovani studenti, o in favore di piccoli imprenditori agricoli, queste eccezioni saranno parzialmente superate con l’entrata in vigore delle correzioni al decreto.

Possono prestare lavoro accessorio anche chi percepisce trattamenti economici di integrazione salariali o di sostegno al reddito nel limite massimo di tremila euro di compenso nell’anno solare.

Dall’analisi fatta possiamo dedurre, in parole semplici, che i voucher nascevano dall’esigenza di voler mettere un freno al lavoro in nero, invece hanno ottenuto l’effetto contrario, tanto da riuscire, tranquillamente, a dire che il lavoro accessorio ha favorito la manodopera in nero.

L’avvento dei voucher è stato un vero e proprio fiume in piena senza controlli né tutele, visto che il voucher non copre la malattia o la maternità e accantona contributi previdenziali ridicoli.

Sarà per la semplicità o lo snellimento delle pratiche, ma questa tipologia di lavoro con il suo metodo di remunerazione piace molto ai datori di lavoro, che spiega l’aumento del ricorso al lavoro accessorio.

Ci auguriamo di vedere presto pubblicate nella Gazzetta Ufficiale le dovute correzioni al decreto che disciplina l’utilizzo dei voucher, per mettere un freno ai “furbetti” che cercano di  rendere legale il lavoro in nero illegale.

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